Si parla sempre più spesso di segnali precursori di terremoti.
Ma esistono realmente questi segnali?
Terremoti di bassa energia possono essere considerati dei segnali di forti sismi? 
Questi non sono altro che il risultato di instabilità della crosta terrestre prodotta dal progressivo accumulo di energia (stress) nel sottosuolo. Questo è quanto proposto da un team di ricercatori su una recente ricerca pubblicata sul Journal of Geophysical Research, basata su dati relativi all’attività sismica in California (Università La Sapienza di Roma Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Consiglio Nazionale delle Ricerche ed Università di Atene). Secondo questi studi i volumi di roccia sotto stress iniziano progressivamente a destabilizzarsi a vicenda generando piccoli eventi. Maggiore è l’area, più alta è la probabilità che si generi un terremoto in grado di coinvolgere il sistema di faglie instabili. Si tratterebbe di un “ meccanismo di feed-back a cascata”, in cui la storia del rilascio di energia negli eventi precedenti è in grado di determinare i terremoti futuri, al di là delle condizioni di stabilità locale delle faglie.
Se questi studi verranno confermati dai successivi, si potrà pensare che la probabilità di un terremoto “importante” non è determinata dalla sismicità precedente ma dalla stabilità dei sistemi di faglie. A supporto di questi ipotesi ci sono numerosi casi di grandi terremoti avvenuti senza essere preceduti da foreshock.
Allo stato attuale non è possibile prevedere dove e quando avverrà un terremoto però possiamo stimare statisticamente la probabilità che si verifichi un terremoto entro un certo intervallo di tempo, analizzando la storia sismica di una regione. In tal modo si creano le mappe di pericolosità sismica (legge statistica di Guthemberg-Ricther).
Attualmente si sta monitorando la composizione chimica dell’acqua prima durante e dopo le scosse. Anche il monitoraggio delle sorgenti d’acqua dell’appennino centrale ha mostrato una variazione della concentrazione di alcuni elementi chimici e del ph prima del sisma.
Insomma, i risultati degli studi più recenti in materia di previsione dei terremoti, ci lasciano sperare che il giorno in cui sarà possibile prevenire le scosse sia sempre più vicino.
(fonte Lucia Renzi, INGV)